undefinedundefinedLutazzi smonta Grillo (5)

Mentre il comico genovese ringrazia le persone scese in piazza l'8 settembre in occasione del V-Day (un milione), i politici italiani si dividono.

Sorvolando volutamente sul Gardini-pensiero, riportiamo alcuni commenti. Casini fa sapere: «A me non interessa», Fini suggerisce : «Non sopravvalutiamo ma prendiamo atto del malessere del Paese», per Grillini: «Non ha tutti i torti», mentre Follini lo bacchetta: «Non gli riconosco diritti politici». Dal mondo della musica si leva la voce di Ligabue, che ha aderito ai progetti del Beppe nazionale perché «è importante rianimare il popolo italiano». Il direttore del Tg1 Gianni Riotta fa sapere invece che a lui Grillo non piace.



Tra politici, cantanti e giornalisti si leva forse la voce più interessante: quella di un pungente collega, Daniele Luttazzi. Duello? Sforzato e inappropriato giudicarlo tale, più opportuno parlare di critica articolata (vagemente crudele?) da blog a blog, nessun noioso e sterile "pro" o "contro". «Spunti per una riflessione, niente di più - comincia - Grillo è ormai un tesoro nazionale... Certo non mi auguro che finisca come Benigni, a declamare Dante in braccio a Mastella».

La cosa è molto semplice: la proposta di legge per cui Grillo ha raccolto le firme, secondo Luttazzi "fa acqua da tutte le parti". E ci spiega bene il perché: «Primo, un parlamentare con più di due legislature è una persona la cui esperienza può fare del bene al Paese». E cita, tanto per rendere meglio l'idea, Berlinguer e Pertini. «Secondo perché chi è condannato in primo e secondo grado non lo è ancora in modo definitivo. In Italia i gradi di giudizio sono tre. Il problema da risolvere è la lentezza della giustizia. I magistrati devono avere più mezzi, tutto qui» . Infine «perché poter esprimere la preferenza per il candidato ha dei pro e dei contro che si bilanciano».

Continua: «L'illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana. Questa è demagogia». «Dato che Di Pietro ha aderito alla sua iniziativa, Grillo ha detto: Di Pietro è uno per bene. Brrrr. Quindi chi non la pensa come Grillo non lo è?... Gli amici di Grillo puri e buoni contro i nemici cattivi».

«Grillo si guarda bene dallo sciogliere la sua ambiguità di fondo: che non è quella di fare politica (satira e teatro sono politici da sempre), ma quella di ergersi a leader di un movimento politico volendo continuare a fare satira... La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira". E poi l'affondo: «Scegli, Beppe! Magari nascesse ufficialmente il tuo partito! I tuoi spettacoli diventerebbero a tutti gli effetti dei comizi politici e nessuno dei tuoi fan dovrebbe più pagare il biglietto d'ingresso. Oooops!». Ciliegina sulla torta ci rinfresca la memoria ricordandoci che: «Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates». «Il marketing di Grillo ha successo perché individua un bisogno profondo: quello dell'agire collettivo. La soluzione ai problemi del nostro Paese può essere solo collettiva. A quel punto diventerebbe semplice, anche per Grillo, dire: "Non sono il vostro leader. Pensate col vostro cervello. Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo"».

fonte: Libero News Etichette:

undefinedundefinedLa ricetta Grillo. (0)

Un parlamentare su tre fuori dall'Aula. E, soprattutto, tutti i big della politica italiana. Questo il quadro che si avrebbe se l'iniziativa popolare promossa da Beppe Grillo fosse già legge.




A perdere il seggio sarebbero 300 eletti: 119 senatori e 181 deputati.

Tutti con lo stesso limite: aver già compiuto più di due mandati in Parlamento.

La soglia massima consentita dalla proposta legislativa del blogger genovese. I maggiori cambiamenti riguardano Palazzo Madama, dove ben il 37,4% degli attuali senatori può vantare una lunga militanza in Aula.

Il partito con la più alta anzianità parlamentare è Alleanza Nazionale.

Dei 38 componenti del gruppo più della metà (20), secondo la simulazione, è costretta a lasciare l'emiciclo. A ruota c'è Forza Italia, che vede ridursi a 38 il numero dei suoi rappresentati: circa il 47 per cento in meno dei 72 attuali. Leggermente migliore la situazione dell'Ulivo: solo 31 i senatori che, nell'ipotesi Grillo, perdono il posto. Quelli che lo mantengono sono 58, pari al 65,2 per cento degli afferenti al gruppo. Da segnalare, tra i partiti più piccoli, il caso Prc, che è la forza politica con il più spiccato ricambio generazionale: soltanto il 15 per cento dei suoi senatori ha già svolto due mandati.
Meno evidenti le novità a Mon-tecitorio, che conserva quasi 450 deputati. A lasciare l'Aula sono solo in 181. Anche in questo caso è An a possedere il corpo politico con il minor ricambio: 32 dei 69 deputati del gruppo hanno superato il limite delle due legislature. A seguire ancora una volta Fi: i deputati azzurri sono 133, più di un terzo dei quali verrebbe "sfrattato" dall'Aula. L'Ulivo, invece, conferma la spinta al ricambio promossa nelle ultime elezioni ( soprattutto dai Ds) con un tasso di rinnovamento intorno all'80 per cento.
Tra i leader non ne rimane quasi nessuno. Silvio Berlusconi e Walter Veltroni restano al palo con i loro quattro e cinque ingressi in Parlamento. Si salva invece il premier, Romano Prodi, eletto nel 1996 e poi nel 2006.L'altra eccezione è Enrico Letta, attualmente al secondo mandato. Il più navigato tra i segretari di partito è Clemente Mastella (Udeur) con ben nove conferme. Subito dopo, Gianfranco Fini (An) con sette. Caso a sè quello di Lorenzo Cesa, guida dell'Udc,che nel 2006 si è seduto per la prima volta a Montecitorio. Con la "legge Grillo", gli stessi presidenti delle Camere sono esclusi: Franco Marini, infatti, è già a quota cinque, Fausto Bertinotti "solo" a quattro.
Il veterano del Parlamento, escludendo i senatori a vita (Giulio Andreotti, sempre presente dalla Costituente, ed Emilio Colombo che ha mancato solo due mandati), è l'ex segretario della Dc, Ciriaco De Mita che può vantare 11 elezioni. Trai
recordmen del Palazzo vanno ricordati il senatore Armando Cossutta (Pcdi), Mirko Tremaglia (An) e Angelo Sanza (Fi), tutti a quota dieci.
Non si placano intanto le polemiche politiche dopo il V-Day di sabato scorso. Da rilevare la tenue apertura di Bertinotti verso la manifestazione organizzata da Grillo che, secondo il presidente della Camera, «ha riempito un vuoto». Certo, ha osservato la terza carica dello Stato, «non sempre i materiali che riempono il vuoto sono eccellenti, ma non possiamo prendercela con chi li riempie». Presa d'atto dell'ondata di antipolitica dal leader Ds, Piero Fassino, che invita tutti alla riflessione. Molte dure sono state invece le parole di Pier Ferdinando Casini (Udc): «Solo una classe politica senza ideali e priva di serie motivazioni può scodinzolare dietro Beppe Grillo». Differente è l'analisi di Fabrizio Cicchitto (Fi), che vede nella riduzione dei privilegi dei politici la risposta alla disillusione della piazza: «Per togliere pretesti ad una campagna dai contenuti assai inquietanti, i costi della politica vanno ridotti».

FONTE: il sole24ore. Etichette:

undefinedundefinedV Day (0)

"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario"
(George Orwell, 1984)


anche se.. avrà i suoi scheletrucci nell'armadio
anche se.. come dice Luttazzi se inizi a chiedere ad un milione di persone di scendere in piazza non sei più un comico ma un politico
anche se.. non avrà mai il coraggio di ammetterlo
anche se.. gli piacerebbe da matti essere il nostro Presidente del Consiglio
anche se.. tutto questo gridare è ormai diventato un semplice sussurrare
anche se.. il sole continuerà a sorgere
anche se.. Berlusconi continuerà ad essere il padrone incontrastato del belpaese
anche se.. la notte sarà sempre più buia
anche se.. Prodi continuerà a far finta di aiutare il popolo
anche se.. tutto ciò..

potrà sempre dire che almeno lui, ci ha provato.







Gli eventi nelle piazze. Per sapere quello più vicino a te guarda la cartina.

Per dettagli vai su: http://www.beppegrillo.it/vaffanculoday Etichette:

undefinedundefinedBellero_distrazioni 1 (0)




Detesto i prati perché tutti hanno un prato con l'erba e, quando si tende a fare le cose che fanno tutti gli altri, si diventa tutti gli altri.

Bukowski Etichette:

undefinedundefinedFinanza e Mutui (0)



Avrei potuto iniziare scrivendo lo avevo già detto (sale il prezzo della benzina, vendesi-casa), ma preferisco evitare anche perchè la situazione non sembra molto allegra.

Però mi meraviglio, ogni volta di più. Questo però non deve distrarci dal capire.

Ricordate quando gli USA erano la più grande democrazia industriale del mondo? Appena trent'anni fa il risultato della loro economia produttiva e le abilità della forza lavoro guidavano il mondo.

Cosa è successo? È difficile credere che nell'arco di una generazione le capacità di questa nazione siano semplicemente collassate come, ad esempio, hanno fatto le industrie siderurgiche e automobilistiche e l'agricoltura a conduzione familiare. Quali sono quindi le cause del declino?

Diciamo che qualcuno segnali li sta mandando, da tempo. L'ottimo lavoro ad esempio di Global Research, da me spesso citato. Secondo Richard C.Cook l'economia USA è collegata ad un sistema artificiale di supporto vitale, un ostaggio che respira a malapena in un manicomio. Questo manicomio sono i sistemi finanziari USA e mondiale che si trovano sull'orlo del collasso.

I pazienti sono i banchieri centrali mondiali, insieme a molti dei magnati della finanza grandi e piccoli. Il fatto è che l'economia di gran parte del mondo si trova in una fase di decisiva discesa che i finanzieri non possono fermare perché i metodi che essi utilizzano ne sono la causa primaria.

Come spesso accade, i pazienti dominano l'istituto psichiatrico.

I problemi non sono confinati negli USA. La disoccupazione mondiale aumenta, il debito si impenna, le infrastrutture si stanno sbriciolando, e i prezzi stanno crescendo.

In un tale ambiente, crimine, guerra, terrorismo e altre forme di violenza sono endemiche. Solo il più ingenuo, egocentrico e deluso sciovinista potrebbe descrivere un simile scenario in termini delle democrazie occidentali amanti della libertà che vengono assediate dai “cattivi”.

Ciò che sta succedendo, secondo Cook, evidenzia i crescenti fallimenti della finanza globalizzata occidentale, il cui impatto sulla stabilità politica è stato tanto corrosivo. Probabilmente stiamo per assistere a importanti traumi finanziari nell'arco dei prossimi mesi (e poi non dite che non vi avevo avvertito).

Gli avvertimenti arrivano anche da grandi attori istituzionali come la Banca dei Regolamenti Internazionali e il Fondo Monetario Internazionale e quello che è accaduto ieri con la crisi dei mercati dovuta ai prestiti immobiliari non onorati, oltretutto già ampiamento previsto da due anni, dimostra che queste non sono CAZZATE.

Magari stiamo assistendo alla fine di un'era in cui i finanzieri dominavano il mondo. Ad un certo punto, i governi o i loro establishment militari e burocratici probabilmente smetteranno di essere spettatori passivi del disordine imperante. Sta già succedendo in Russia e altrove.

I Paesi che saranno meno capaci di disporre del proprio destino sono quelli come gli USA, dove i governi sono stati maggiormente passivi davanti alla decomposizione economica dalle attività dei loro settori finanziari.

I finanzieri sono coloro per i quali l'ultima generazione ha usufruito maggiormente dalle economie segnate dalla privatizzazione, dalla deregolamentazione e dalla speculazione, ma ciò potrebbe essere prossimo al cambiamento.

Se il cambiamento sarà costruttivo o catastrofico lo vedremo.



fonte: per chi volesse approfondire, Richard C. Cook, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=6239 Etichette:

undefinedundefinedNational Security Iphone (0)

Neanche il tempo di essere presentato e subito arriva lo scandalo, o perlomeno il ragionevole sospetto. Ho appreso infatti questa sera attraverso il blog di Kurt Nimmo che secondo "webhack", un team di hacker russi, il tanto atteso iPhone è provvisto "di una funzione interna che consente di inviare dati da un iPhone a uno specifico server web". Contatti della rubrica telefonica, SMS, ultime chiamate e cronologia del browser possono essere rubati, come spiega il blog VS iPhoneva.




Nell'autorevole pubblicazione, secondo il blog, i russi indicano una possibile "funzionalità di debug o un modulo di backdoor incorporato utile ad alcune istituzioni governative", ovvero alla National Security Agency, responsabile della violazione di massa dei diritti costituzionali degli americani.

Naturalmente, aiuta sapere che "Apple ha scelto AT&T, il migliore e più noto gestore di telefonia degli Stati Uniti con oltre 62 milioni di clienti, come gestore esclusivo per l'iPhone negli Stati Uniti", come vanta il sito della AT&T. Come sappiamo, il leviatano della telefonia collaborò illegalmente con la NSA per violare la legge.

"AT&T ha violato la legge e i diritti dei suoi clienti dando il consenso al furto dei dati. Il programma di spionaggio del governo americano nel violare la privacy dei suoi cittadini non sarebbe possibile senza l'aiuto di AT&T", dice una FAQ della Electronic Frontier Foundation. "EFF sostiene che sotto il programma di spionaggio nazionale messo a punto dalla NSA, le principali compagnie di telecomunicazione – in particolare AT&T- hanno dato alla NASA accesso diretto ai loro vasto database di registrazioni telefoniche, comprese informazioni su chi abbiano chiamato o inviato mail i loro clienti. EFF sostiene che AT&T, oltre a consentire alla NSA l'accesso ai telefoni e a Internet tramite il proprio network, ha dato via libera al governo per l'accesso a "Daytona" uno dei più grandi database al mondo di tabulati telefonici".

"Gli elementi hardware alla base di un normale programma di spionaggio sono stati introdotti negli uffici di comunicazione del 'mondo reale' ", ha detto a Wired News l'ex tecnico della AT&T Mark Klein. Secondo Klein e un'inchiesta pubblicata dal New York Times, il "progetto orwelliano di NSA-AT&T è molto più grande" di quanto si immaginasse prima ed è stata direttamente autorizzato dal presidente Bush, come anche lui ha ammesso, in palese violazione degli statuti specifici e della tutele costituzionali delle libertà civili". Nel frattempo, Bush ha firmato molti ordini esecutivi essenzialmente per garantirsi il potere di un Magister Populi romano, dittatore erga omnes.

"L'anno scorso è stato scoperto che la AT&T spiava di nascosto i cittadini americani per conto del governo", spiega Adam Frucci del blog Gizmodo. "Forse lo fa ancora. Poi, poco tempo fa, ha annunciato di voler spiare su Internet gli utenti, per combattere la pirateria, presumibilmente per il piacere di RIAA e MPAA. Se non vuoi più essere spiato e vuoi cambiare ISP sai cosa succede? Non hai vie d'uscita. E se AT&T si inserisce in tutti i tuoi dati tramite il suo network, la maggioranza degli utenti Internet saranno coinvolti, non solo i clienti di AT&T. Processa un numero incredibile di dati, e poco spazio non è sotto il suo controllo".

Poco importa. L'iPhone della Apple è così cool e trendy che molti acquirenti faranno spallucce davanti al fatto che, se i russi non si sbagliano, disponga di un dispositivo in grado di trasferire i dati personali a un PC della NSA.

fonte: Kurt Nimmo - http://kurtnimmo.com/ Etichette:

undefinedundefinedFuturo Argentino (0)

Fino al giorno in cui «sarà espulsa o sceglierà di fuggire dalla zona euro, l’Italia subirà una crocifissione argentina»: è la diagnosi di Bernard Connolly, già capo delle ricerche economiche alla commissione Europea ed ora analista strategico della Banque AIG.



L’Argentina si crocifisse agganciando la sua moneta al dollaro: l’effetto sulla sua economia troppo debole per una valuta forte furono perdita di competitività, rincari, fuga di capitali, e infine bancarotta e miseria di massa.
Secondo Connolly, l’Italia si è crocifissa entrando nell’euro troppo forte, anzi oggi più forte che mai dato il calo del dollaro. Lo spiega uno dei migliori giornalisti economici britannici, Ambrose Evans-Pritchard.

L’Italia sta peggio perché è la peggio governata, ma serie crisi attendono entro il 2009 tutte le economie deboli dell’euro, il Club Med: Spagna in depressione, Portogallo, Grecia ed anche Francia.

Il perchè è facile a dirsi: la Germania ha guadagnato in competitività il 20% per unità di costo del lavoro contro la Francia, il 30% contro la Spagna, e il 40% contro l’Italia.
Sicchè solo la Germania è in grado di assorbire il rincaro dell’euro, ed infatti è la più grande esportatrice.
Grazie al fatto che ha potuto abbassare le paghe reali.

In Italia, col governo delle sinistre e dei sindacati, e dei parassiti pubblici, ciò non può avvenire. Dice Evans-Pritchard: «Solo quando una severa recessione obbligherà i salari italiani a calare abbastanza da fare la differenza [con la Germania: il 40% in meno] potrà recuperare la competitività perduta contro i tedeschi che godono di bassa inflazione. Il deficit pubblico diventerà astronomico. E l’Italia non potrà uscire da questo circolo vizioso se i tedeschi non accettano di tollerare un’inflazione molto più alta nella zona euro».
Ma perché la Germania dovrebbe?
Non siamo la stessa nazione.
Loro sono stati virtuosi con grandi sacrifici, e noi no.
Perché la formica dovrebbe accollarsi i pesi della cicala?
Come dice il giornalista inglese, «Diverrà sempre più evidente che l’euro non è una sacra unione, ma solo un sistema di cambi fissi glorificato. L’euro è una valuta orfana, senza Stato. Ossia manca dei meccanismi che rendono possibile alla lunga il funzionamento di una unione monetaria: unificazione del debito, unificazione delle pensioni, una tesoreria e trasferimenti fiscali comuni».
Crocifissa ad una valuta di fatto «tedesca» e sempre più forte, l’Italia esporta sempre meno, soffre di alta inflazione interna e s’indebita sempre più nella moneta non più nazionale.
Più dura la debolezza del dollaro sull’euro, più diventa probabile che i forti dell’eurozona finiscano per sbattere fuori l’Italia.
Allora torniamo ad una lira a cui nessuno più crede?
Avendo accumulato debito in euro?
Attenzione, non si tratta di previsioni fantastiche.
Goldman Sachs già consiglia clienti e investitori di andare «short» (in pratica di scommettere al ribasso) sui Buoni del Tesoro italiani e francesi, e di essere «lunghi» (a rialzo) sui BOT tedeschi.
E’ un invito ad avviare una speculazione che punta sulla divergenza tra forti e deboli nell’euro-zona, e di fatto aumenterà tale divaricazione con effetti disastrosi per noi: gli stessi che fruttarono tanti miliardi a Soros negli anni ‘90 e in cui Ciampi e Amato fecero perdere all’Italia 60 mila miliardi di lire.
Ora dovremo ringraziare Prodi e Padoa Schioppa (oltre che sindacati e parassiti pubblici) del disastro imminente?
La sola (magra) consolazione è che anche Goldman Sachs vede quotare le sue obbligazioni come spazzatura (junk bonds), insieme alle più titolate banche d’affari Lehman Brothers, Merrill Lynch e Bear Stearns.
Anche il credito di questi giganti è ritenuto sempre meno solido.
Nell’ultimo mese il valore dei titoli emessi da queste ha perso 1,5 miliardi di dollari di valore a Wall Street, segno che gli acquirenti (creditori) ritengono che il rischio di detenere i «buoni» di Goldman, Merrill e Lehman sia alto e crescente. La causa sottostante sono sempre i fallimenti dei debitori USA che hanno ottenuto i mutui per la casa, benchè di scarsa solvibilità.

Ora le grandi banche d’affari hanno accumulato 33 miliardi di dollari di titoli da esse emessi, e che non sono riuscite a vendere. E il peggio è che le stesse banche hanno pure promesso di raccogliere altro debito per 300 miliardi di dollari onde finanziare le grandiose fusioni-acquisizioni e buy-outs annunciati quest’anno.
Nell’euforia di poche settimane fa, sembrava facile trovare compratori di quella carta.
Ora, i compratori sono diventati sospettosissimi.
Lo indica il prezzo dei credit default swaps, derivati che sono praticamente delle assicurazioni contro l’insolvibilità delle suddette grandi banche.
Quelli su Bear Stearns, che a giugno costavano 30 mila dollari, oggi costano 145 mila dollari: costa di più assicurarsi, perché il rischio d’insolvenza è sentito come più prossimo.
Questo rincaro della «polizza» dice che in pratica il rating di queste super-banche, che ancora è ufficialmente AAA (il massimo della solidità) dovrebbe essere ridotto - secondo i parametri di Moody’s - a Aa3 per Goldman, e Ba1 per Merrill e Lehman.
Insomma junk bonds.
I trucchi del «plunge protection team», che sta iniettando liquidità, non funzionano più.
Il cavallo non beve, come si diceva una volta.
I creditori non vogliono più rischi.
Come sempre è accaduto, con regolare ricorrenza, il capitalismo finanziario a briglia sciolta precipita nella recessione e nel gelo mondiale.
Ma il mal comune non sarà per l’Italia un mezzo gaudio: anzi al contrario.


fonte: Maurizio Blondet (www.effedieffe.com) Etichette:

undefinedundefinedQuestione di Culo (0)

Botta e risposta, il Financial times attacca l'italia e il suo "velinismo" per mano di Adrain Michaels, corrispondente da milano del noto quotidiano finanziario e l'Italia si difende per mano di una vigorosissima Mila Spicola attraverso le pagine di Repubblica.



Grazie a Silvia per il consiglio, da leggere entrambi.

Fin dal titolo, è un'accusa senza mezzi termini: "La terra che ha dimenticato il femminismo", sovraimpresso sul noto cartellone pubblicitario di Telecom Italia in cui Elisabetta Canalis, seduta a gambe incrociate con un telefonino in mano, piega il busto in avanti, in una posizione non proprio comodissima, rivelando una generosa scollatura. E' la copertina dell'inserto patinato del Financial Times di ieri, che in un articolo di quattro pagine denuncia severamente il trattamento riservato alle donne nel nostro paese: l'uso di vallette seminude in ogni genere di programma televisivo, gli spot pubblicitari dominati da allusioni sessuali, il prevalere della donna come oggetto, destinata a stuzzicare "i genitali dell'uomo, anziché il cervello". Non solo: secondo l'autore del servizio, Adrian Michaels, corrispondente da Milano dell'autorevole quotidiano finanziario, potrebbe esserci un legame fra l'onnipresenza di maggiorate in abiti discinti sui nostri mezzi di comunicazione e la scarsità di donne ai vertici della politica, del business, delle professioni in Italia.

Arrivato a Milano tre anni fa da New York insieme alla moglie, Michaels ammette di essere rimasto stupefatto dal modo in cui televisione e pubblicità dipingono le donne; e ancora più sorpreso dal fatto che apparentemente nessuno protesta o ci trova qualcosa di male. Come esempi del fenomeno, oltre al cartellone della Canalis per la Telecom, cita le vallette del gioco a quiz di Rai Uno L'eredità, la pubblicità dei videofonini della 3, le vallette di Striscia la notizia, l'abbigliamento della presentatrice sportiva Ilaria D'Amico di Sky Italia.

L'articolo considera quindi una serie di dati da cui risulta che le donne italiane sono fra le più sottorappresentate d'Europa nelle stanze dei bottoni: il numero delle parlamentari, 11 per cento, è lo stesso di trent'anni fa; nelle maggiori aziende italiane le donne rappresentano solo il 2 per cento dei consigli d'amministrazione (rispetto al 23 per cento nei paesi scandinavi e al 15 negli Stati Uniti); e un sondaggio internazionale rivela che la presenza di donne in politica, nella pubbica amministrazione e ai vertici del business è più bassa che in Italia soltanto a Cipro, in Egitto e in Corea del Sud. "La mia sensazione è che il femminismo, dopo importanti battaglie per il divorzio e l'aborto, da noi non esista più", gli dice il ministro Emma Bonino, interpellata sul tema.

Altri fattori aumentano le difficoltà delle donne ad avere una diversa posizione sociale, osserva il quotidiano londinese: il lavoro part-time è raro in Italia (15 per cento della forza lavoro rispetto al 21 in Germania e al 36 in Olanda), cosicché le donne che cercano di giostrarsi tra famiglia e carriera sono spesso costrette a scegliere l'una o l'altra. L'articolo ricorda un discorso del governatore della Banca d'Italia Draghi secondo cui il nostro è uno dei paesi europei in cui meno donne tornano all'occupazione dopo la maternità.

Un altro motivo è che gli orari dei negozi ("impossibile fare la spesa il lunedì mattina, il giovedì pomeriggio, la sera e la domenica") complicano la vita della donna che lavora, su cui continua comunque a pesare la responsabilità di casa. La lettera di Veronica Berlusconi pubblicata da Repubblica, in cui chiedeva le pubbliche scuse di Silvio per il suo comportamento con le donne, potrebbe segnalare l'inizio di un cambiamento, ipotizza Michaels. Ma uno dei pubblicitari da lui intervistati avverte: "L'Italia è indietro nel modo in cui sono trattate le donne rispetto ad altri paesi, ma abbiamo un metro per giudicare cos'è accettabile diverso dal vostro. Gli uomini e le donne italiani non saranno mai come gli uomini e le donne britannici".


La Risposta di Mila Spicola

CARO DIRETTORE, ad Adrian Michaels che sul Financial Times critica il trionfo di veline e donne nude in Italia vorrei dire che il problema non è femminile. Non è tanto il femminismo ad aver fatto passi da gigante però all'indietro, semmai è il maschilismo italo-pakistano (per parafrasare una recente affermazione di Giuliano Amato) che ormai troneggia da tutte le parti.

Per come la vedo io, la signorina Canalis ha raggiunto benissimo il suo obiettivo e cioè successo e soldi e alzi la mano chi tra le donne non rinuncerebbe al proprio stipendiuccio e ad un po' di amor proprio femminile se gli mettessero sul piatto un milione di euro per mostrarsi sorridente... ma anche un uomo direi, no? Della serie: chi è più scemo signor Michaels, la Canalis o chi gli va dietro?

Per quel che mi riguarda sono problemi che vivo ogni giorno, ma davvero ogni giorno. Ho 39 anni, sono single, due lauree, (una in architettura e una in conservazione dei beni architettonici), due master, uno in economia e uno in studi storici, una specializzazione in consolidamento, un dottorato di ricerca e ... un gran bel fondoschiena.

Ebbene sì, signori miei, il mio primo impatto con la classe "maschio italico" è sempre il suo sguardo insistente su quella "qualità" (a meno che non mi metto un bel burka) della quale io non ho nessun merito; nonostante il mio quoziente intellettivo, la mia cultura, la mia ironia, eccetera... ho un bel affannarmi a parlar di politica, a ricostruire le tappe del disfacimento etico della nostra attuale società, a discutere dei massimi sistemi, di pensioni, di Mozart, di cuneo fiscale, di travi in precompresso... La replica , nel migliore dei casi, è sempre "pure intelligente..." e sorrisino, nel peggiore uno sbadiglio.

E io penso: ma davvero sono così poveri di spirito? Poveri di argomenti con l'altro sesso? Assolutamente incapaci di confrontarsi su altri terreni che non siano quelli delle schermaglie sessuali? o anche amorose? In ogni caso la mia idea è, tranne qualche valida eccezione, "penso di te che sei solo uno scemo" e dio solo sa quanto vorrei essere smentita, visti i problemi che vivo. So anche che chi legge questa mail, se è un uomo, ha già alzato il ciglio. Potrei metterci la mano sul fuoco, così come lui poserebbe felice la mano su un mio gluteo. Scusatemi se sono sfrontata.

Allora io mi chiedo, cosa dovremmo fare noi mamme italiane con questi ragazzini maschi? perché il problema sono fondamentalmente loro; annegarli da piccoli? buttarli giù dalla rupe tarpea della selezione intellettuale? fargli sistemare la cameretta già a 8 anni così da capire che la parola "maschio" andrebbe sostituita con quella di "persona"?

Delle donne italiane caro signore, mi preoccuperei di meno. Le statistiche le danno sempre più brave nei risultati a scuola, sempre più agguerrite, più flessibili, più forti, forse sempre meno fornite di scrupoli... ma lei mi insegna: in una giungla di uomini davvero poco evoluti almeno tentano di ottenere qualcosa sfruttando le armi che rimangono loro. Quasi tutte le signorine svestite sono ben più consapevoli di quello che fanno , sicuramente il doppio anche del preparato professore che fa zapping in tv e si sofferma ad ammirarle. "Che male c'è?", direbbe la ragazza, ma anche il professore.

Ovviamente ho esagerato, ovviamente sono d'accordo con lei nel giudicare davvero orrendo, mortificante dell'intelligenza umana, un tale costume, un tale andazzo... ma toglierei da parte sua l'accento solo sulle donne e lo sposterei su ragioni e cause ben più complesse e variegate.

Lo sposterei sulla totale deriva di tutti i media italiani. Lasciamo perdere la tv, sulla quale si aprirebbe il baratro da lei già prospettato, ma, se lei si connette con la home page di un qualunque quotidiano sul web, a partire anche da Repubblica, troverà sempre una bella ragazza, possibilmente svestita, ben in vista. Immagino anche chi le sceglie tali foto: si tratterà di un solerte giornalista... di sesso maschile, al quale la redazione avrà detto "una bella fighetta ci sta benissimo, attira l'attenzione"; ancora troppo sfrontata? Del resto in Italia i giornali non fanno giornalismo, fanno mercato, e la domanda di tette e fondoschiena in vista è altissima.

Qua, caro signor Michaels, si tratta di vendere. Mica roba da poco. E gli uomini sono davvero come i bimbi mi sa, sembra un luogo comune e mi vergogno quasi a scriverlo. Del resto in Francia ha destato scalpore il servizio realizzato su una rivista di moda su una brava donna politica. Siamo alle solite: è più facile il compartimento stagno della bella/elegante/scema e brutta/malvestita/autorevole ergo intelligente. Bambini, indubbiamente. La complessità, signori miei è sempre più bandita, è sempre più difficile da accettare, da comunicare, da vendere.

Se io vado in cantiere con i tacchi a spillo attiro l'attenzione... non perché vado contro il decreto sulla 494, ma perché ho pur sempre una bella caviglia... e mi sogno di poter essere presa sul serio nel dare indicazioni sull'impianto elettrico. Se dico queste cose ad un uomo, o affronto un discorso del genere il meno che mi replica, è già successo del resto, è "cavolo quanto sei acida". Ma io non sono acida, sono peggio: furiosa. E a quel punto sapete come diventerei? petulante e nevrotica.. o meglio... magari oggi ho il ciclo. E festa finita.


fonte: repubblica. Etichette:

undefinedundefined1936,27 (0)

Molto ha fatto discutere il Report del Centro Fondi (che potete visionare cliccando qui) che ipotizzava un cambio, da lira ad euro, dalle 2.100 alle 2.300 lire, quindi svalutato di un 15-20% circa rispetto al cambio fissato per l’euro 1936,27 lire, al fine di mantenere la nostra quota di esportazioni.



Per molti l'ipotesi è più che azzardata. Questa la risposta di Pierluigi Paoletti alle critiche.

Con il cambio attuale in pochi anni abbiamo perso circa il 30% della quota di esportazioni, il che significa che questo cambio a noi proprio non va bene e su questo non ci piove, almeno speriamo. Ora si tratta di vedere quale cambio avrebbe fatto meglio, se uno svalutato come le 2.300 lire per un euro oppure come diceva Berlusconi di 1.500 lire per un euro.

Con un cambio forte a 1.500 lire per un euro avremmo risparmiato sulle importazioni, ma le nostre esportazioni sarebbero costate un 20% abbondante in più. Calcolando che noi paghiamo (e non si capisce perché) l’energia molto più cara di tutti gli altri paesi europei eccetto la Danimarca

Costo elettricità Euro/kW

DK 0.23
I 0.20
F 0.11
D 0.17
UK 0.10
E 0.11

Che i nostri servizi bancari sono i più alti d’europa e per stessa ammissione di Draghi, anche i tassi che paghiamo al sistema bancario sono più alti della media europea, è chiaro che per competere con gli altri paesi avremmo dovuto avere un cambio “svalutato” (quindi penalizzante per noi) che compensava questi aggravi di costi per le nostre imprese. Un indicatore di quello che stiamo affermando è il costo del lavoro che oggi in Italia è esageratamente più alto che negli altri paesi pur avendo una retribuzione media più bassa (ad esempio rispetto alla Germania).

Per essere competitivi con la Germania, solo per il costo del lavoro, avremmo bisogno di un cambio svalutato del 40% che compensi i maggiori costi del lavoro italiano ovvero 2.700 lire per un euro!!!. Oppure in alternativa le nostre aziende avrebbero dovuto in questi anni ridurre del 40% i loro costi…..

Poiché la riduzione dei costi è stata fatta (licenziamenti, lavoro precario e nero) ma in quella misura è impensabile, ecco perché in 10 anni le nostre esportazioni sono crollate a vantaggio esclusivo della Germania. Noi siamo andati avanti per quasi 50 anni con le svalutazioni periodiche chiamate appositamente “competitive” che permettevano ai politici di fare bella figura, ma si rimaneva a galla solo perché venivano svalutati in modo occulto i risparmi degli italiani ed il potere di acquisto. Quando questo non è stato più possibile a causa dei cambi fissi e “forti” imposti senza nemmeno tanto sudore a Prodi per favorire la Germania, ecco che in pochi anni tutti i nodi sono venuti al pettine, evidenziando le magagne nascoste in anni di frodi a carico del popolo italiano.

Se avessimo adottato un cambio di 1.500 lire per un euro, quindi una lira forte e rivalutata, avremmo avuto le nostre esportazioni molto più care di adesso e quindi avremmo ceduto agli altri paesi quote ulteriori di mercato.

Per darvi un’idea di cosa sia una svalutazione il 1° settembre 1992 per comprare un dollaro ci volevano 1.069,17 lire, il 5 gennaio 1993, dopo appena 5 mesi, grazie alle cure amorevoli di Goldman Sachs e Soros, il cambio era arrivato a 1.534 lire!!! Una svalutazione del 43% che mise le ali alle nostre esportazioni, anche se da allora il nostro paese non si è più ripreso.

Questi sono fatti e non opinioni.

fonte: http://www.centrofondi.it/ Etichette:

undefinedundefinedLa Domenica di Bellerofonte parte 21 (0)

Si è parlato molto di Lotta Continua e dell’omicidio Calabresi, di seguito troverete ulteriori tre passi (ultimi in senso cronologico) di quella vicenda non ancora del tutto chiarita.

Quella che segue è parte della lettera scritta per il Foglio da Sofri in un indiretta risposta al libro di Mario Calabresi, intitolata “lettera aperta ad un aspirante assassino”.

I grandi quotidiani e i media hanno giustamente celebrato Calabresi, e poi hanno steso un omissis su Sofri, il suo principale destinatario, che è collaboratore di metà delle testate che contano: il quotidiano più venduto di centrosinistra, il più venduto settimanale di centrodestra, e il più pesante quotidiano d’opinione di centrodestra. Di seguito troverete poi due risposte dirette a Sofri da parte di Luca Talese e Franco Berardi.

Non dimenticandovi che un ulteriore tesi ritiene che quell'omicidio sia stato ordinato dalla CIA in quanto soltanto 10 giorni prima era stato lasciato morire in carcere un giovane anarchico Franco Serantini, arrestato a Pisa in una manifestazione antifascista, repressa come ancora non si era mai visto in Italia. Per non condizionare il voto fu tenuto in carcere ed invece aveva bisogno di cure urgenti, morì Serantini, la DC vinse le elezioni ma il vespaio si sollevo lo stesso, intervenì persino Terracini uno dei padri della costituzione ed i giornali dell'epoca non parlavano d'altro, ma solo per 10 giorni. Il caso Calabresi gli rubò i titoli sui giornali e vennero fatte ipotesi di vendetta da parte di LC, che non smentì affatto, LC divenne importante per tutte le fazioni exstraparlamentari e Sofri non seppe rinunciare alla notorietà che gli portò in termini politici quel fatto di cronaca, per questo non l'ha mai smentito con forza, come ha fatto con la strage di Peteano fatta con superficiale organizzazione credendo che lotta continua non l'avrebbe smentito come fece con Calabresi, che fu giustiziato per interrompere l'onda mediatica e lo sbigottimento generale per l'omicidio Segantini, ci riuscirono e gran parte del merito andrebbe attribuito a Sofri.



Ometto le prime cento righe della lettera di Sofri e riporto qui sotto un paio di passaggi decisivi..

(…)“Nel periodo in cui lo stato faceva male, e noi ci vendicavamo con il rincaro delle parole, avemmo per la prima volta, davanti agli occhi una vedova, due orfane. La vedova si chiamava Licia Pinelli, le orfane Silvana e Claudia, avevano otto e nove anni. Chi torni a sfogliare la collezione di Lotta Continua per cercare di ricostruire l’aria disperata di quel tempo, troverà un disegno su un foglio di quaderno a quadretti, e la grafia infantile che dice: 1Ieri, quindici dicembre 1969, hanno ucciso mio padre1. C’è un problema in più, con i destini come Pinelli. Che non rientrano nella categoria delle vittime del terrorismo, e nemmeno delle vittime. Non c’è riconoscimento dello stato, non c’è risarcimento. L’accusa contro i miei amici e me accomunava per il movente, Pinelli e Segantini. Franco Serantini, appunto, senza famiglia, orfano da orfanotrofio. Fu massacrato dai poliziotti in strada e in questura, abbandonato, a crepare in una della di isolamento. In che giorno della memoria toccherà a lui? Perché ti scrivo ragazzo? Non solo. Un po’ per parlare ad altri. Del resto le lettere pubbliche non si scrivono mai al loro destinatario ufficiale. Parlano ad altri”.

(…)“Non eravamo dei pazzi noi, nemmeno quando pensavamo e dicevamo cose da pazzi. Eravamo capaci di intendere e di volere. Non erano pazzi nemmeno quelli che firmavano gli appelli, che oggi si leggono con raccapriccio. Non c’entrai niente, e non avrei dato nessun peso a quell’appello e a quelle firme, ero troppo pieno di me e di noi. C’erano ottocento firme, anche le più illustri, anche le più degne. Si sa, le firme agli appelli, a quel tempo e sempre: uno non chiede nemmeno cosa dica, chiede chi altri ha firmato. Si sa, ti chiamano al telefono, dici sì per liberartene. Qualcuno ancora oggi protesta che gli fu estorta la firma. Però non può essere tutto qui. Non doveva essere facile estorcere firme, o carpirgliele sotto il naso a persone che si chiamavano Primo Levi o Giorgio Amendola, o Giancarlo Paletta.

Intanto non c’erano allora i morti ammazzati per mano privata, ed erano, per lo più, ancora impensabili. C’erano tutti quei morti di stato, nella banca e nella questura. C’era uno scandalo che faceva soffocare. E credo che quelli anche quegli illustri (illustri davvero) firmatari ricorressero a loro modo, al rincaro delle parole. C’era scritto in quell’appello, “torturatore” ed “assassino”. Come potevamo crederci? – ci si chiede oggi. Come potremmo non crederci? Si pensava allora.

Non sto affatto evocando l’aria del tempo per riscattare errori e colpe. Leggendo il libro di Mario Calabresi mi sono chiesto ancora una volta se e come pensassimo alla famiglia del commissario. Non ci pensavamo, io non ci pensavo. Tuttavia altri vicino a me, ebbero quel pensiero, e lo espressero. Dunque si poteva, e si doveva fare. Mario Calabresi ha trovato su un numero del nostro giornale del ’70 una vignetta in cui suo padre gli insegnava a giocare con la ghigliottina. (in realtà la vignetta disegnava una bambina, citando una notizia sbagliata di Panorama). Era agghiacciante. Non per noi. Il disegnatore si proponeva proprio le provocazioni più insopportabili, che spingessero alla querela. Si chiamava Roberto Zamarìn, morì presto, una notte in cui correva nella nebbia per portare il giornale alla distribuzione. Mi vergognerei se non ripetessi oggi che era un uomo meraviglioso (…).

Noi avevamo smesso di chiamarla “Strage di stato”, per stanchezza, per rigetto, quando cominciarono i magistrati competenti a chiamarla così. E’ diventata la dizione di ufficio. Luigi Calabresi era un “fedele servitore dello Stato”, come recitano oggi le lapidi? Sì. Ma di quale stato? A quale fedeltà è stato tenuto o indotto? Qui non posso avere la stessa convinzione di sua moglie o dei suoi figli, benché mi dispiaccia terribilmente ferirne i sentimenti. Quello stato era fazioso, pronto a umiliare e a violentare. Lo so. Una volta uno dei suoi più alti esponenti venne a propormi un assassinio da eseguire in combutta, noi e i suoi affari riservati.

Nella primavera del 1969 ci furono una sequela di attentati a Milano. Erano fascisti e delle stesse mani che avrebbero colpito all’ingrosso il 12 dicembre a piazza Fontana. Furono accusati e incarcerati anarchici e persone di sinistra. Di quella indagine Calabresi fu uno dei principali autori. Per convinzione della colpevolezza degli anarchici, per fedeltà allo stato, per ambedue le ragioni o per una sola? Il 12 dicembre fu il perfezionamento di quella vicissitudine e lo stato, Roma e il questore Guida, vollero l’anarchico colpevole, e tocco a Pietro Valpreda e per sovrappiù a Pino Pinelli. Perché Pinelli? Perché viene tenuto illegalmente per tre giorni (il vicequestore Allegra fu amnistiato per questo reato)? Perché si dice di lui, perfino dopo lo schianto, che si è riconosciuto colpevole, che ha gridato: “E’ la fine dell’anarchia”, che è stato schiacciato dalle prove?

D’Ambrosio ha giudicato che Calabresi fosse uscito dal suo ufficio. Bene. Anni fa D’Ambrosio, tradito dalla memoria, disse che era stato l’anarchico Valitutti a confermare,: ma Valitutti aveva detto il contrario). Calabresi era fuori dalla stanza, a far firmare i verbali. E i quattro che nell’ufficio di Calabresi erano rimasti? Di cui D’Ambrosio accerterà che mentirono? E che non hanno più detto una parola? E che nessuno è andato a intervistare in un paese in cui dodici interviste non si negano a nessuno? Quello stato che abbandonò Calabresi durante il linciaggio di cui noi fummo la punta avanzata, dovette garantirsi bene la fedeltà degli altri quattro. E poi la sequenza dei processi, la ricusazione di un giudice colpevolista, le omertà…. Ce n’era abbastanza per agitare le notti dei paladini di vedove e di orfani. E un delitto commesso dallo stato è peggio di un delitto commesso da un privato. Il delitto privato coinvolge la responsabilità del suo autore, quello dello stato vuole rendere complice l’intera comunità. E’ vero che allora in tanti vedevamo la società così radicalmente spaccata in due parti , che noi stessi pensavamo che fossimo l’altro stato, ed evocassimo e usurpassimo una giustizia in nome del proletariato, e in anticipo sul futuro. (Diceva questo il mio comunicato dopo l’uccisione di calabresi, distorto in quell’inventato “giustizia è fatta”). Per questo si può avversare la pena di morte e compiere un’omicidio”(…).



Nessuno a risposto ufficialmente a Sofri, tranne, appunto Talese e Berardi, che fuori dal coro hanno tentato di capire più che di giudicare o celebrare.

Il primo attraverso le pagine de il Giornale fa un analisi pungente della risposta di Sofri definendo la lettera ambigua specificando che “In queste righe Sofri, con molta delicatezza, e molta prudenza, in sostanza, spiega che lui e gli altri di Lotta Conituna, e quelli che firmarono i loro appelli (sempre trattati con rispetto e distanza, a bene vedere, come se fossero gente che eccedeva di zelo) in fondo, hanno fatto quello che il contesto di allora purtroppo rendeva quasi inevitabile, e quello di oggi purtroppo rende quasi incomprensibile. A bene vedere, l’equivalenza degli estremi, annulla la dimensione della responsabilità e della colpa. Certo, c’era la vedova Calabresi, ma non c’era forse anche la vedova Pinelli? C’era la rabbia contro lo Stato (che Sofri, chissà se per retaggio di ex rivoluzionario redento ma pignolo, scrive sempre e comunque minuscolo), ma non c’erano le stragi di Stato, e gli assassinii di stato? E Calabresi poi, non serviva proprio questo stato? Non aveva accusato ingiustamente gli anarchici? Al giovane aspirante terrorista che vorrebbe scoraggiare dall’intraprendere la via del nuovo brigatismo, Sofri scrive una frase, che fa persino raggelare il sangue: “Per questo si può avversare la pena di morte e compiere un omicidio”. Compiere un omicidio? Chi? Sarebbe rozzo leggere questo impersonale come una rivendicazione postuma, certo, però Sofri ama molto la scrittura ambigua, e quindi anche questa ambiguità deve essere stata pensata e pesata, prima che il testo arrivasse in pagina”.

Bene, quel Sofri, oggi, secondo Talese “mostra di non aver cambiato idea. Per lui non c’era una verità su Ramelli (malgrado i rei confessi), come non c’è una verità su Calabresi (malgrado le sentenze che contesta). Per lui esistono delle inoppugnabili verità emotive e politiche che spiegavano e giustificavano la campagna Calabresi, e così, il fatto che il commissario sia stato accoppato per davvero diventa un dettaglio (nel senso che nulla merita di essere messo in discussione, alla luce di quello che è accaduto). Come se non fosse un fatto che dovrebbe far ripensare a tutto, agli appelli, agli editoriali infami, alle minacce di eseguire sentenze in pubblica piazza (e questa non è una frase inventata) pubblicate da Lc. Forse il Sofri di oggi mi sarebbe meno indigesto, se fosse un uomo più coraggioso. Se quella lettera, invece che a un presunto e anonimo giovinastro da catechizzare se la fosse spedita a se stesso. Se non finisse sempre per rivendicare ogni volta collettivamente e storicamente, e contemporaneamente assolvere ed autossolvere invidividualmente: lui non ha scritto, lui non ha fatto, lui non voleva, ma se qualcuno ha fatto, lo ha fatto perché c’era un motivo

Ma l’affondo arriva nel momento dell’arringa finale “a me questo Sofri pare molto vigliacco. Anche stavolta non ha detto perché loro, i ragazzi di Lc (cioè lui e i suoi) furono la punta avanzata della campagna di linciaggio. Ma anche quello lo dice quasi accidentalmente, mentre sta sottolineando che in realtà fu lo Stato ad abbandonare Calabresi. E poi non spiega perché scelsero proprio lui. Perché non Guida, perché non Improta. Non lo dice perché spiegare vorrebbe dire riconoscere l’arbitrio e la responsabilità vera, se non altro nell’aver individuato un bersaglio. E poi non dice quali parole della campagna infame scrisse materialmente lui, quali condivise, quali comandò. Ma ci fa l’elogio tenerò di Zamorin, che è morto e che era un bravo ragazzo (non ne dubito nemmeno io, ma non c’entra nulla). Per questo a me pare molto più coraggioso Erri De Luca quando dice “Io sono dentro con l’ultimo dei condannati perché so che chiunque di noi avrebbe potuto uccidere”, rispetto a Sofri, che ci spiega perché tutti avrebbero potuto uccidere, tranne forse lui, perché lui volava troppo alto ed era troppo superbo per curarsi delle miserie del mondo. No, non è coraggioso questo Sofri, ed è antipatico perché si dimentica sempre che lui, per quell’omicidio è condannato. Gli pare sempre un dettaglio, una cosa da tralasciare per farsi influenzare. Preferisce parlare come se fosse una fonte terza, un grande moralista. Affumicato dall’ambiguità che tanto gli piace. Preso dal fare la morale a tutti, si dimentica di farla solo a una persona: se stesso. La prossima volta, invece di scrivere ad un giovane apprendista assassino, scriva ad un ex leader extraparlamentare a cui piace atteggiarsi da Solone”.

Come avete potuto notare le parole di Talese criticano aspramente Sofri e lo fanno da un pulpito prettamente di parte e quindi come quelle di Sofri sono a volte dettate dall’appartenenza ad un passato ideologico.

Non smetterò mai di dire e di pensare che le ideologie sono una strada da seguire ma nulla ci impedisce di tornare indietro se la strada è senza uscita.

Al contrario Franco Berardi in arte Bifo con il suo “LE REGOLE, LA FORZA, LA VIOLENZA, L'ATTENZIONE” attraverso il forum rekombinant.org, fa un analisi lucidissima, anche se prolissa, non solo delle parole di Sofri ma anche di una condizione lavorativa che parte dallo splendido articolo di Sergio Bologna intitolato "Uscire dal vicolo cieco” di cui ho già ampiamente parlato in passato.

Secondo Bifo, “Sofri analizza i passaggi che possono portare un giovane dall'elaborazione ideologica antagonista, all'enunciazione di propositi sovversivi fino all'esecuzione di azioni violente, e ricostruisce il modo in cui ideologia parola e azione possono concatenarsi in modo quasi automatico portando a scelte irreversibili”.

Si tratta di un articolo molto bello e largamente condivisibile, ma del tutto inutile. Continua Bifo, “Sofri infatti si rivolge a una persona che non esiste più. La visione di una dialettica necessaria che giustifica qualsiasi violenza e qualsiasi sofferenza nella prospettiva dell'inevitabile progresso storico, portò in un tempo lontano migliaia di persone a compiere la scelta di una militanza ideologizzata che comportava anche l'uso delle armi. Ma quella visione non esiste più nella coscienza della nuova generazione, né più si manifesta quel tipo di concatenazione ideologica, enunciativa, e quindi pratica dell'azione violenta”.

Con ciò Bifo non vuol dire che la violenza, l'omicidio o la strage siano spariti dall'orizzonte attuale. E' vero il contrario. Quella che sta crescendo nel mondo, però, è un'ondata di violenza che non somiglia in nulla a quella che Sofri vuole scongiurare. Basta leggere le dichiarazione dei brigatisti arrestati in febbraio: ciò che li motiva non è affatto una analisi ideologica o una strategia politica, quanto la tristezza infinita della vita contemporanea, la disperazione la solitudine la miseria esistenziale.

E per rendere l’idea, prosegue dicendo “Provate a guardare la foto di quel dodicenne afghano che si arruola nelle milizie suicide di Al Qaida. Nel suo viso dolcissimo e stravolto dall'odio vi è una determinazione che nessuna predica non violenta può scalfire. A chi pensa quel ragazzino mentre prende il voto di uccidersi uccidendo? A un fratello ucciso da un bombardamento della Nato? Quante migliaia (quanti milioni) di ragazzini afghani, pakistani, palestinesi, iraqeni egiziani si stanno preparando a vendicare l'oltraggio la violenza l'umiliazione che l'occidente infligge a un miliardo di uomini donne bambini? Non capiamo nulla della violenza politica contemporanea e del terrorismo che tende a diventare un fenomeno di massa, se lo trattiamo come un problema ideologico. E' un problema psicopatologico. Il che non significa affatto che si tratti di un problema marginale, perché la psicopatia non è più (se mai è stata) un problema marginale. La decisione ideologica di altri tempi fu di pochissimi che si autonominarono avanguardia. La sofferenza disperata dei ragazzi che crescono nelle metropoli arabe o nei campi profughi o nelle banlieux europee o nella precarietà e nello sfruttamento non è di pochi, è un fenomeno epidemico”.

Ed è qui che Bifo cita Sergio Bologna dicendo che “è ora di piantarla, con l'idea che il precariato sia come il morbillo, una malattia adolescenziale che passa quando diventiamo grandi. Il precariato non è una marginale escrescenza ma la forma tendenzialmente generale del lavoro nell'epoca in cui le nuove tecnologie rendono possibile una disseminazione dello sfruttamento in ogni frammento spaziotemporale dell'esistenza umana. La precarietà non è un carattere provvisorio della relazione produttiva ma il cuore nero del processo di produzione capitalista nella sfera della rete globale. In essa circola un flusso continuo di info-lavoro frattalizzato e ricombinante. La precarietà è l'elemento trasformatore di tutto il ciclo di produzione: trasforma anche il lavoro di coloro che hanno un posto di lavoro fisso, ma sono costretti ad accettare un salario sempre più basso perché il lavoro precarizzato abbassa la forza contrattuale di tutti. Sergio Bologna invita a considerare il precariato in termini di classe, non in termini di generazione. Questo invito va accolto, ma il problema resta. Il fronte del lavoro non è mai stato così debole in termini di capacità contrattuale, in termini di organizzazione”.

Concordo in pieno l’analisi e le domande che Bifo pone, anche se è proprio qui che abbandona la risposta e inizia la sua analisi. "Occorre porsi una domanda: quali sono le forme di azione (di comunicazione, di lotta, di organizzazione e di sabotaggio) capaci di restituire forza al fronte del lavoro contro il fronte del capitale? Serve a qualcosa andare in piazza in mille o in centomila, dato che non abbiamo fermato la guerra quando eravamo centomilioni? Serve a qualcosa rafforzare elettoralmente la sinistra quando è evidente che il Parlamento non dispone più di alcuna forza effettiva di decisione? La democrazia rappresentativa non serve a niente, e nulla di ciò che i movimenti hanno fatto dopo l'inizio della crisi dei social forum ha avuto qualche utilità. Dobbiamo tornare a porci una domanda fondamentale: quali sono gli obiettivi di un movimento che si proponga l'autonomia della vita sociale dal dominio del capitale? e quali le forme di azione sono efficaci?"

Per questo, dice Bif, la questione delle forme di lotta è sempre stata decisiva. La lotta operaia non avrebbe mai ottenuto nessun risultato se gli operai non avessero avuto una forza capace di danneggiare materialmente il profitto. Fin quando il lavoro non è in grado di minacciare l'accumulazione la sua forza equivale a zero, e il padronato può fare qualsiasi cosa. La legge non esiste, non significa nulla e non può fermare la violenza padronale. Solo la forza conta. Una delle colpe del terrorismo stalinista degli anni '70, e non la più lieve, consiste proprio in questo: nell'aver condotto a un discredito etico totale ogni discorso sulla forza identificandola con la violenza, l'azione omicida, il terrore. Nel dibattito pubblico si fa un uso illegittimamente estensivo della parola violenza.

Due ragioni sconsigliano in generale l'uso della violenza nell'azione politica dei movimenti. La prima ragione è semplice, quasi triviale. Nella società moderne esistono organizzazioni professionali specializzate nell'esercizio della violenza, strutture altamente addestrate dotate di armi letali e di tecnologie pervasive di controllo e di annientamento, strutture che addestrano al disconoscimento di ciò che vi è di umano in sé e negli altri. Organizzazioni criminali al servizio dello stato e dell'economia”.

Infatti “nessuna persona che desideri mantenere il rispetto di se stessa può affrontare la violenza dello stato e dell'economia sul terreno del confronto armato, se non una organizzazione decisa al suicidio. Come sappiamo l'armata dei suicidi è in crescita costante, e la guerra infinita è una macchina di riproduzione del suicidio micidiale. Chiunque non aspiri al suicidio capisce che la strada della violenza è tecnicamente interdetta per cause di forza maggiore”.

La seconda ragione che sconsiglia la violenza ha carattere meno triviale. La violenza contro l'altro inibisce la possibilità stessa di percepire felicemente il sé. La ferita inferta sul corpo altrui lascia una traccia che distrugge le facoltà stesse di congiunzione con l'altro. La violenza è azione che colpisce ciò che è umano nell'altro, la sua debolezza. Poiché l'altro è l'estensione psichica della mia mente, poiché l'altro non è dissociabile dalla mia sensibilità, la violenza colpisce chi la compie, lo ferisce e lo infetta in ciò che ha di più umano, la sua tenerezza. Chi giustifica la violenza in nome di valori superiori (che ne so, la legalità o la rivoluzione, la civiltà occidentale o l'antimperialismo) compie un'operazione che è sempre truffaldina. Ma anche coloro che si sperticano nella condanna politica della violenza e nell'esaltazione dei valori della non violenza compiono un'operazione truffaldina. E' come esaltare o condannare il mal di denti”.

L'espressione non violenza è una cattiva traduzione della parola Satyagraha, parola che per Gandhi significa conversione dell'altro per mezzo dell'amore. Per essere più precisi: Satya è la verità dell'essere, agraha è l'andare verso. Andare (insieme) verso la verità dell'essere. Nella versione jainista che ne offre il Mahatma, questa conversione passa attraverso l'ahimsa, che significa sofferenza cosciente. Scrive Gandhi:

"Le nazioni come gli individui si costruiscono attraverso l'agonia della croce e in nessun altra maniera. La gioia nasce non dall'infliggere dolore sugli altri, ma dal dolore che volontariamente generiamo in noi."

Per Gandhi dunque Satyagraha implica e presuppone Brahmacharia, cioè la rinuncia alla passione, l'assenza di desiderio, la sospensione del flusso illusorio del maja. Si tratta di una visione essenzialmente sacrificale, che ben difficilmente può tradursi in un'etica laica, e affermarsi nella vita quotidiana. Ma io penso che si possa far discendere Satyagraha dal sentimento contrario: dal sentimento di piacere che nasce dalla condivisione sensuale degli infiniti corpi. Il piacere di sentire gli altri, che permette di sentire con piacere sé stessi”.

Continua Bifo “la continuità dei diecimila esseri, la condivisione del medesimo spazio ecomentale, della medesima psicosfera non è solo la quintessenza del Buddhismo, ma è anche il senso profondo del pensiero di Baruch Spinoza. Se non vuole ridursi a pura retorica l'etica non può fondarsi su null'altro che sulla consapevolezza sensibile del carattere estensivo del nostro corpo-mente. E' un'etica estetica, quella che dobbiamo fondare. Un'etica che non sia basata sulla rinuncia al sé, ma proprio su un edonismo estensivo, capace di riconoscere il carattere condiviso dell'ambiente in cui è immerso l'organismo sensibile”.

Nel discorso politico-giornalistico occidentale il pensiero del Satyagraha (che è insieme realismo politico ed etica del piacere di sé) viene abusivamente usato per affermare un principio legalitario: non violenza viene tradotto abusivamente come rispetto della legge esistente, come sottomissione al potere. La non violenza diventa allora un'arma brandita contro gli oppressi, un ricatto schifoso. Coloro che sistematicamente usano la violenza predicano alle vittime la necessità della non violenza”.

La legge, solo la legge - dicono i legalisti - può regolare i rapporti fra gruppi sociali. Il conflitto non deve uscire dai limiti della legge. Chi dice questo ignora (o finge di ignorare) che la legge è forma determinata di un rapporto di forze, che solo la forza la fonda e solo la forza la rende operativa. Le corporation globali lo sanno bene, dato che il capitalismo distrugge sistematicamente le regolazioni esistenti per aumentare lo sfruttamento”.

La forza, non la legge, permette al capitale di imporre condizioni precarie di lavoro, riduzione del salario, rinvio della pensione e così via. La forza ha permesso al capitalismo di costruire condizioni schiavistiche di sfruttamento. La cosiddetta libertà di mercato altro non è che lo spazio libero di scatenamento della forza violenta del capitale nel rapporto con la debolezza del lavoro”.

Solo quando i lavoratori sono forti, uniti, consapevoli, autonomi, il loro rapporto con il capitale pone limiti alla violenza. Grazie al rapporto di forza creato con le lotte il movimento operaio ha potuto realizzare un quadro regolativo capace di limitare l'arbitrio del capitale e di imporre condizioni eque di salario. Il benessere diffuso e le condizioni di democrazia sociale che si affermarono in larga parte del mondo nella seconda metà del Novecento furono il prodotto di una imposizione operaia. E quel che oggi rimane delle garanzie sociali per i lavoratori è l'eredità non ancora interamente erosa e cancellata di quelle lotte.

Conclude Bifo, (…) senza gli scioperi, senza il sabotaggio, senza il ricatto costante che il lavoro seppe esercitare sulle forze proprietarie, le condizioni del lavoro sono quelle dello sfruttamento bestiale, della miseria e della prepotenza. Oggi quelle forme di azione hanno perduto efficacia. Cosa significa sciopero per i lavoratori precari? Dobbiamo scientificamente ricercare forme attuali di azioni che siano capaci di colpire a fondo l'accumulazione di capitale, e quindi capaci di ricostituire la forza contrattuale del lavoro.

L'illusione legalitaria crede che la regola costituzionale abbia in sé forza impositiva. Ma il potere è sempre assoluto. Non esiste alcun potere costituzionale, perché la limitazione del potere non è esercitata dalle regole ma dalla forza capace di imporre le regole (o di trasformarle). Il legalismo attribuisce alle regole una forza che le regole non hanno, perché non c'è nessuna regola che dica che occorre rispettare le regole. E il padronato lo sa.

L'ipercapitalismo è un'economia criminale non tanto perché si fonda sulla violazione delle regole stabilite dalla contrattazione tra lavoro e capitale. La violazione delle regole non è un crimine (se non nella visione autolesionista dei legalisti). Il crimine sta nell'esercizio illimitato della forza, quando alla forza non si contrappone alcuna altra forza. Il crimine è la violenza dell'imposizione lavorativa, la sottomissione del sesso, dell'affettività, del tempo mentale, la repressione dell'autodifesa operaia. Il crimine è la normalità dell'economia del nuovo millennio. Gomorra, il libro di Roberto Saviano, il più importante testo di economia politica contemporanea che io conosca, descrive molto bene il modo in cui il crimine ha raggiunto il cuore stesso della crescita capitalista.

Il problema della forza non potrà non riproporsi nei movimenti sociali se essi vorranno uscire dalla pura e semplice denuncia e se vorranno creare condizioni efficaci di difesa e di nuova regolazione. Ma il problema della forza non dovrà porsi mai più negli antichi termini della violenza materiale, sui quali mai nessuna battaglia potrà mai essere vinta dall'umano contro il disumano. Il problema della forza si pone nei termini del sabotaggio intelligente nei confronti della rete immateriale dello sfruttamento. Solo quando l'immaginazione collettiva sarà capace di sottrarsi al ricatto economico e consumista diverrà possibile esercitare una forza capace di sabotare bloccare e sovvertire i circuiti dello schiavismo postmoderno. Solo quando l'umanità schiavizzata saprà distinguere tra la ricchezza e la merce si ricostituiranno le condizioni di una forza capace di resistere alla violenza del capitale. Non ci resta da svolgere altro lavoro che questo: l'organizzazione della forza, cioè della tenerezza, della pigrizia, dell'assenteismo di massa.

Solo la forza può opporsi alla forza economica mediatica e militare di cui dispone il capitale. Ma la forza cos'è?

La società è forte di fronte al potere quando riconosce la illegittimità dei poteri esistenti. Ridere del potere è la prima condizione per distruggerlo. Ogni occasione in cui il potere si organizza andrebbe ridicolizzata, non solo i vertici del G8 ma anche le locali riunioni della Confindustria, le riunioni del Senato accademico, e qualsiasi altra occasione in cui si normalizza l'infamia.

Ma ridicolizzare on basta, occorre interrompere il flusso economico di riproduzione del potere. Lo sciopero è stato nel corso di un secolo e mezzo la forma più importante di Satyagraha. "io non ti dò il mio lavoro fin quando non accetti di pagarmi un salario più alto, finché non sono realizzate sul lavoro condizioni umane." Ma la trasformazione del processo lavorativo ha reso lo sciopero inefficace (perché le catene produttive sono flessibili) e impossibile perché il lavoro è precario frattale ricombinato e sovrabbondante.

Il Semiocapitalismo ha bisogno dell'attenzione di un'umanità iperconnessa. L'azione che accumula forza è lo sciopero dell'attenzione, il rifiuto massiccio della partecipazione politica, la messa in circolo di virus comunicativi capaci di indurre nella maggioranza tendenziale una nuova percezione della ricchezza. La ricchezza cos'è? E' godimento del tempo, sfrenatezza intensiva, piacere di sé. Un'onda di rilassatezza e di rallentamento del ritmo della produzione dipendente, un'onda di frenesia an-economica. La felicità è sovversiva quando si fa collettiva. Trasformando la felicità in una promessa sempre rinviata il capitalismo ha azzerato la capacità di godere dell'adesso. La questione del godimento e della frustrazione, dell'ansia accumulativa e della frugalità felice è la condizione per uno sciopero dell'attenzione che tolga al capitale gli strumenti del suo ricatto e della sua forza
(…)


Fonte: Adriano Sofri per il foglio, Luca Talese per il giornale (http://www.cuorineri.it/diario/?p=53), Franco Berardi "Bifo" su http://www.rekombinant.org/. Etichette:

undefinedundefined'Ndrangheta (0)

Difficilmente vedo la tv, non mi piace e lo sapete da tempo. Però ieri sera il corpo stanco e l'occhio addormentato ha fatto si che sdraiandomi sul divano anzichè attivare lo stereo ha acceso la tv.
Raitre, W l'italia.

Si parlava di 'Ndrangheta da Locri.

Lo studio era la piazza e per tutta la durata della puntata quella piazza (adiacente al monumento in memoria di Gianluca Congiusta) è rimasta vuota.

Non spetta a me giudicare il perché, infondo vivo a Roma e come tutti quelli che vivono lontani da quella realtà non posso arrogarmi il diritto di dare giudizi o fare appelli. Mi sono limitato a cercare nei vari forum alcuni commenti (pro e contro) sul perché di quel vuoto. Successivamente per dare un “cappello” all’articolo sono andato su Wikipedia. Tra le altre cose ben curate c’è anche l’elenco (regione per regione) di tutte le ndrine presenti in Italia, con tanto di nomi e cognomi. Peccato che manchino la calabria e la basilicata (storicamente le due regioni con il più alto tasso di densità malavitosa).

Mi è venuta voglia di togliere quel cappello. Perché è inutile spiegare cos’è. La ‘ndrangheta è questo. Magari un ragazzo, un uomo, una donna, che entra in wikipedia e cancella la sezione dedicata alla calabria (la battuta che trovate ora l’ho inserita io..).



La ‘ndrangheta è lo stato, è la gente, siamo noi, sono io e forse sei anche tu. E’ il girarsi dall’altra parte e il sussurrare all’orecchio, è rimanere in silenzio, è chiudere gli occhi, è smettere di lottare, è aver paura, è avere poca fiducia, è voler scappare lontano, è un giorno d’inverno buio, è il frastuono di un pianto, è la vibrazione di un silenziatore, è un bimbo che piange, è una pattuglia della polizia, è un lenzuolo bianco macchiato di sangue, è la morte ma è anche nostro malgrado la vita.

Non so.. ma credo sia il caso di prendere in considerazione che la vita a volte andrebbe anche cambiata, Jim Morrison diceva "vivere senza tentare, significa rimanere con il dubbio che ce l'avresti fatta".

Pro e contro del vuoto.

Pro

W l’Italia, Iacona, e quella piazza vuota a Locri di Aldo Pecora

Contro

Una piazza vuota assordante, a Locri di Luca Maci

Fonte: Wikipedia ndrangheta, Sciò, il blog di Aldo Pecora (ammazzatecitutti). Etichette:

undefinedundefinedPiero Ricca (0)

Piero Ricca è la persona che qualche anno fa osò esternare pubblicamente il proprio sentimento verso l’uomo sbagliato, nel luogo sbagliato e nel momento sicuramente meno opportuno: ebbe cioè l’ardire di urlare “buffone” ad un suo concittadino che il quel momento era sia Presidente del Consiglio che super indagato per noti reati, poi di fatto confermati, nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano.



Che sarebbe come urlare “birichino” a un sospetto stupratore di bambini che sta andando a ricevere la conferma della sua condanna. L’uomo infatti, che doveva avere la coscienza perfettamente a posto, pensò bene di scatenare contro Ricca l’equivalente di dieci battaglioni di Marines contro...una famiglia di iracheni indifesi: con il risultato che vinse l’orgoglio degli iracheni, e nonostante le pesantissime perdite, il poveraccio deve aver passato un paio di anni che non auguriamo a nessuno, Piero Ricca divenne il Pietro Micca della libertà di espressione in Italia.

In un paese la cui Costituzione sancisce chiaramente il diritto alla propria opinione, senza “se” e senza “ma”, Ricca era stato obbligato a cambiare la propria definizione di Berlusconi da “buffone” a “puffone”, pur di scansare in qualche modo la furia dei legali automatizzati di marca Mediaset.

Ora Piero Ricca ha pagato il conto, e gli interessi sembrano essere molto salati: reo di aver leso in qualche modo la maestà del più fido servitore del Cavaliere, Fede Emilio, Ricca si è visto “spegnere” il proprio blog con una motivazione perlomeno contorta: “sequestro preventivo”, da parte di un fantomatico “nucleo speciale contro le frodi telematiche”.

A prescindere dall'essere concorde o meno con le tesi sostenute da Ricca credo che atti del genere non fanno altro che alimentare le paure di quell'imminente “guerra preventiva” di Bush e Blair contro le famose “armi di distruzione di massa”, che stiamo ancora aspettando che completino il percorso di 45 minuti con cui colpiranno inesorabilmente l’Europa e tutti i suoi alleati nel mondo.


fonte: Luogocomune, e il nuovo blog di Piero Ricca http://www.quimilanolibera.net/ Etichette:

undefinedundefinedLa Casta (0)



Il Col. Dino Pagliari, Comandante provinciale delle Fiamme Oro, nella sua intervista pubblicata su La Cronaca del 6 Luglio, denuncia la natura culturale del problema dell'evasione fiscale: un circolo vizioso di furbizia e sfiducia, tipico della mentalità italiana. In un paese in cui si sa che tutti o quasi, di fatto, violano le regole (evadono le tasse), a cominciare da chi è alla guida delle istituzioni, come mostra il celebre libro La Casta di Stella e Rizzi, è semplicemente logico violarle per non restare svantaggiati e pagare anche per gli altri. Tanto più che, essendo un po' tutti a violarle, è improbabile essere puniti. Una logica insuperabile.

Come sottolinea giustamente il Col. Pagliari, è un circolo vizioso, anzi un vortice vizioso: chi la fa, l'aspetta; ma chi l'aspetta, cerca di farla per primo!

I mezzi elettorali e i mezzi giudiziari hanno fallito e la Casta rimane dov'è, a rubare e distruggere risorse prodotte dal lavoro dei cittadini. I Francesi avevano una Casta, nota come Ancien Régime, che, come la nostra, divorava e distruggeva risorse, gonfiando il debito pubblico e opprimendo la nazione.

L'aveva portata alla bancarotta, allo sfascio, all'inefficienza. E i Francesi se la sono tolta dalle spese con la Rivoluzione. Sono insorti, e il colonnello delle guardie regie, al momento giusto, alle Tuileries, non ha fatto sparare sul popolo, ma contro il Palazzo delle tasse e dei debiti.

Però gli Italiani non sono i Francesi. Non ne hanno il coraggio, il senso di dignità, di libertà. Non hanno la fiducia nelle regole e la capacità di organizzarsi, necessarie per organizzare una rivoluzione. Non sono nemmeno una nazione unica. L'unica via d'uscita da questa situazione, che sia a loro disposizione, e che del resto stanno tornando a praticare, è l'emigrazione verso sistemi-paese più efficienti e più sani, un po come facevano i nostri bisnonni.

Non stupiamoci che, in questa fase di declino, la "grande" politica della Casta consista, a parte dalla tassazione, nel privatizzare monopoli di servizi e beni pubblici essenziali (per estorcerci con le tariffe monopolistiche quanto non ci sottraggono col fisco), e nel privatizzare e vendere al capitale straniero le imprese e i mercati strategici (chimica, cantieristica, grande distribuzione, autostrade...). E grandi pezzi della Banca d'Italia.

Non stupiamoci che l'azienda Italia segua le sorti delle grandi aziende in crisi che non riescono a risanarsi da sé, e che vengono quindi rilevate, a pezzi, dalla concorrenza.

fonte: www.centrofondi.it attraverso Marco Della Luna, Dino Pagliari (GdF). Etichette:

undefinedundefined500 (0)

Puoi chiudere gli occhi davanti alla realtà, ma non davanti ai ricordi.

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undefinedundefinedLa Domenica di Bellerofonte parte 20 (1)

La manipolazione delle democrazie europee.

liberamente tratto da OSSAMA LOFTY (Reseau Voltaire, http://www.voltairenet.org)



Compiere attentati contro civili, in modo da creare un clima di paura, e poi imputarli ai propri avversari politici per screditarli è una vecchia ricetta dei servizi segreti anglosassoni. Questa tecnica di destabilizzazione, adattata alla globalizzazione, è sempre attuale. Per iniziativa del Réseau Voltaire, cinquanta esperti provenienti da una dozzina di paesi si sono riuniti a Parigi per studiare la similitudine tra la “strategia della tensione”, iniziata durante la Guerra Fredda, e la “guerra contro il terrorismo”, scattata sulla scia degli attentati dell’11 settembre.

Da Gladio ai voli segreti della CIA. Dalla “strategia della tensione” alla “guerra contro il terrorismo”. Una semplice carrellata storica è sufficiente a convincersi della continuità, se non della corrispondenza, di queste due operazioni, non fosse altro per i suoi mandanti e i luoghi di applicazione. E a porre la questione della “riattivazione” della rete “stay-behind” in Europa occidentale.

Creata dopo la seconda guerra mondiale, lo stay-behind (letteralmente: gli uomini lasciati sul territorio dietro la linea del fronte) doveva costituire in anticipo una rete di resistenza in caso d’invasione sovietica in Europa occidentale. Indirettamente frutto degli accordi di Yalta e di Postdam, questa rete era diretta dalla CIA statunitense e dal MI6 britannico per essere installata in tutta l’Europa occidentale (ossia nella zona d’influenza anglosassone). Essa fu ben presto incorporata nella NATO [1].

Ciononostante, essa non tardò a oltrepassare la sua missione originale per prevenire qualsiasi influenza comunista nelle democrazie occidentali. Si specializzò allora nel truccare le elezioni, negli assassini politici e negli attentati [2]. Ciò è avvenuto principalmente in Italia, dove due di tali crimini hanno particolarmente colpito gli animi: l’assassinio del primo ministro Aldo Moro nel maggio 1978 e l’attentato alla stazione di Bologna nel maggio 1980, in entrambi i casi attribuiti alle Brigate Rosse [NdT: ?]. Lungi dall’arrestarsi alla frontiera italiana, l’azione dello stay-behind si è estesa a tutti gli stati membri della NATO, compresa la Francia ( con l’eccezione, ovviamente, degli Stati Uniti, del Canada e del Regno Unito) [4]. Molto spesso all’insaputa dei governi degli stati in cui operava.

Ufficialmente disciolta dopo il crollo dell’Unione sovietica, la rete stay-behind, la cui esistenza sotto il nome di “Gladio” è stata rivelata solo nel 1990 dal primo ministro italiano Giulio Andreotti [5], continua oggi la sua attività estendendola a nuovi stati in misura dell’ampliamento della NATO. Se alcune nazioni, come l’Italia ed il Belgio, hanno condotto alcune inchieste e, in questo ultimo caso, è previsto un controllo parlamentare al fine di evitare che situazioni del genere possano ripetersi, nella maggior parte degli stati europei queste rivelazioni sono passate sotto silenzio. [6] Senza prendere alcuna misura significativa per contrastare questa organizzazione criminale. Analogamente, sono rimaste nel loro stato di torpore all’annuncio della scoperta delle prigioni segrete della CIA nel 2005.

La “strategia della tensione” si è trasformata in “lotta contro il terrorismo”?

Tale è il punto di vista dello storico svizzero Daniele Ganser, autore de “L’esercito segreto della NATO” il quale ha condotto un’inchiesta attraverso l’Europa intera per riannodare i fili di Gladio e scrivere questa opera unica su questo soggetto [7]. Uno specialista per il quale la “guerra contro il terrorismo” è oggi un analogo strumento di manipolazione dei popoli occidentali, nel senso che essa indica dei nuovi falsi responsabili di atti terroristici – i musulmani – non più per contrastare la “minaccia sovietica” ma per giustificare la guerra per le risorse condotta dagli Stati Uniti.

Questo punto di vista è stato accreditato dall’ex colonnello dell’esercito degli Stati Uniti, Oswald Le Winter, che è stato per più di un decennio il n. 2 della CIA in Europa e il co-presidente del Comitato clandestino della NATO [8]. Egli ha confermato che il suo servizio aveva infiltrato gruppi di estrema sinistra europei come le Brigate Rosse in Italia o Action Directe in Francia; che aveva contemporaneamente reclutato mercenari anti-comunisti di estrema destra; e, infine, che aveva organizzato diversi attentati facendoli eseguire dall’estrema destra, ma attribuiti all’estrema sinistra o da essa rivendicati.

Egli ha altresì dichiarato che la NATO aveva dato ordine di assassinare il generale francese René Audran, direttore degli Affari Internazionali del Ministero della Difesa (ossia incaricato di esportazione di armi), quando fu scoperto che era la fonte delle informazioni divulgate qualche anno prima dal giornalista italiano Mino Pecorelli [9]. L’omicidio fu attribuito ad Action Directe di cui cinque membri furono condannati all’ergastolo [10].

Proseguendo con la sua tesi, il colonnello LeWinter ha affermato di aver partecipato, nell’ambito della CIA affiancata dal MI6, alla creazione di Al Qaeda sul modello di Gladio. Sarebbero stati infiltrati alcuni gruppi islamici; dei mercenari sarebbero stati reclutati in altri ambienti musulmani; e delle operazioni finanziate dai servizi segreti anglosassoni sarebbe state attribuite ai primi ancorché eseguite dai secondi. Tuttavia, a differenza dei gruppi europei degli anni ’70 e ’80, tutti i gruppi islamici di facciata sarebbero stati riuniti sotto l’unica etichetta di Al Qaeda.
Il colonnello LeWinter ha affermato di aver avuto un ultimo contatto con Osama Bin Laden nel 2003; un episodio che all’epoca aveva avuto eco nella stampa portoghese.

Lo storico statunitense Webster G. Tarpley, che ha partecipato telefonicamente da Washington alla riunione, è tornato in dettaglio sull’assassinio del primo ministro italiano Aldo Moro. Un omicidio realizzato dalle Brigate Rosse ma gestito a loro insaputa dalla NATO sotto la diretta autorità di Henry Kissinger. Tarpley, che all’epoca viveva a Roma, era stato il primo a rivelare i dettagli del complotto atlantico che mirava ad impedire la creazione di un governo di unità nazionale con l’inclusione dei comunisti. Egli ha osservato che le inchieste successive hanno confermato i suoi lavori, con l’eccezione dell’individuazione di una società segreta che egli aveva per errore ricondotta all’Ordine di Malta, laddove si trattava del Grande Oriente d’Italia (la famosa loggia Propaganda Due detta “P2”, scoperta in seguito) [11].

Roumiana Ougartchinska ha riferito dell’inchiesta che sta conducendo da oltre dieci anni sul tentativo di uccisione di Giovanni Paolo II. Il confronto tra gli elementi disponibili permette d’invalidare definitivamente la celebre “pista bulgara”, teoria secondo la quale l’attentato sarebbe stato finanziato dall’URSS ed eseguito da un turco agli ordini dei servizi bulgari [12]. Rimane stabilito che Ali Agça era il n. 3 di stay-behind in Turchia e che ha beneficiato di numerose complicità in Europa occidentale. Un intenso conflitto opponeva gli Stati Uniti alla Santa Sede riguardo l’Ostpolitik del cardinale Agostino Casaroli, preoccupata di evitare che l’Europa centrale si trasformasse in un campo di battaglia tra le grandi potenze.

Per l’italiano Giulietto Chiesa, parlamentare europeo, filosofo e giornalista, la situazione è oggi molto più grave di quello che fosse durante la Guerra Fredda. In effetti, se nel contesto dello scontro ideologico tra gli anglo-americani e l’URSS gli uomini di stay-behind potevano credere di violare le regole democratiche per proteggere le democrazie, essi oggi non possono che servire gli interessi anglo-americani ai danni dei loro alleati.

Il 5 ottobre 2001, meno di un mese dopo gli attentati a NewYork e Washington, gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno informato il Consiglio atlantico della riattivazione di stay-behind contro il “nemico terrorista” . Essi hanno reclamato la collaborazione degli stati membri in virtù della mutua assistenza prevista dall’art. 5 della Carta della NATO in caso di attacco ad un alleato. In seguito, essi hanno concordato con l’Unione europea la libertà d’azione di cui avevano bisogno [13]. Infine, essi hanno negoziato bilateralmente le riforme legislative che permettessero agli agenti della CIA e del MI6 di agire clandestinamente in ciascuno degli stati membri [14].

Adesso, la NATO non è più un’alleanza militare tra uguali, ma unicamente il luogo d’esecuzione delle decisioni di Washington. Così, recentemente, gli Stati Uniti hanno potuto negoziare con la Polonia e la Repubblica Ceca l’installazione del loro nuovo sistema missilistico senza neppure informare il Consiglio atlantico, che ne ha dibattuto a giochi fatti.

La Commissione d’inchiesta del Parlamento europeo, alla quale Giulietto Chiesa partecipa attivamente, ha confermato il rapporto di Dick Marty [15] al Consiglio d’Europa [16]. Essa ha indicato che la CIA ha rapito, sequestrato e torturato dei musulmani in Europa nel corso degli ultimi cinque anni.

Il deputato polacco Mateusz Piskorski dal canto suo ha sottolineato che le inchieste aperte nel suo paese non hanno permesso di saperne di più riguardo le prigioni segrete della CIA sul territorio nazionale. Tutto sommato, se esse sono mai esistite lo furono solo durante la presidenza di Aleksander Kwasniewski e sono certamente scomparse con il presidente Lech Kaczynski, nonostante la sua attrazione filo-statunitense.

Per concludere, Thierry Meyssan, presidente del Réseau Voltaire che guidava questa seduta di lavoro, ha sottolineato che gli intrighi dei servizi segreti della Nato si sono fatti beffe dei principi di sovranità nazionale. Egli ha nuovamente messo in guardia verso l’evoluzione imperiale degli Stati Uniti e ha affermato che la loro ingerenza è la prima sfida che le democrazie occidentali sono chiamate ad affrontare. Tanto più che la scelta deliberata delle vittime – tutte musulmane – ha cercato di impiantare in Europa lo “scontro di civiltà”. Infine, alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi, egli ha ricordato che gli accordi transatlantici che autorizzano l’utilizzo degli aeroporti francesi da parte degli aerei-prigione della CIA erano stati segretamente negoziati da Nicolas Sarkozy senza averne mai fornito spiegazioni. Ma [Meyssan] si è felicitato che la CIA abbia esitato a farne uso nel timore di sabotaggi ad opera di ufficiali dei servizi francesi fedeli alla repubblica.

NOTE

[1] “Stay-behind: les réseaux d’ingérences américains “ [“Stay-behind, le reti d’ingerenza americane”, ndt], di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 20 agosto 2001.

[2] “Le Field Manual 30-31” [Il Manuale da Campo 30-31, ndt] dell’esercito degli Stati Uniti, così come le appendici FM 30-31 A e FM 30-31 B, dove si trovano descritte le operazioni “false flag”: “Possono esserci momenti in cui i governi ospiti mostrano passività o indecisione di fronte alla sovversione comunista e, secondo l’interpretazione dei servizi segreti americani, non reagiscono con sufficiente efficacia (…) I servizi segreti dell’esercito degli Stati Uniti devono avere i mezzi per lanciare operazioni speciali che convincano i governi ospiti e l’opinione pubblica della realtà del pericolo insurrezionale. Allo scopo di raggiungere questo obiettivo, i servizi americani devono cercare di infiltrare gli insorti per mezzo di agenti in missione speciale che devono formare gruppi d’azione speciale tra gli elementi più radicali (…) Nel caso in cui non sia possibile infiltrare con successo tali agenti al vertice dei ribelli, può essere utile strumentalizzare per i propri fini organizzazioni di estrema sinistra per raggiungere gli scopi descritti sopra. (…) Queste operazioni speciali devono rimanere rigorosamente segrete. Solamente le persone che agiscono contro l’insurrezione rivoluzionaria conosceranno il coinvolgimento dell’esercito americano negli affari interni di un paese alleato.”

[3] “1980: carnage à Bologne, 85 morts” [“1980: strage a Bologna, 85 morti”, ndt], Réseau Voltaire, 12 marzo 2004.

[4] Nato’s Secret Armies: Operation Gladio and Terrorism in Western Europe [“Gli eserciti segreti della NATO: l’operazione Gladio e il terrorismo nell’Europa occidentale”, ndt], di Daniele Ganser, Frank Cass Publishers. Edizione francese prevista per la fine del 2007 per le edizioni Demi-Lune.

[5] “Rapport Andreotti sur l’Opération Gladio” [“Rapporto Andreotti sull’Operazione Gladio”, ndt], 26 febbraio 1991.

[6] Vedere il documentario Timewatch: Operation Gladio – Behind False Flag Terrorism, di Alan Francovich, BBC (1992). Disponibile in tre parti su Google Video.

[7] Vedere anche “Le Terrorisme non-rivendiqué de l’OTAN” [“Il terrorismo non rivendicato della NATO, ndt] intervista a Daniele Ganser di Silvia Cattori, Réseau Voltaire, 29 dicembre 2006.

[8] Desmantelar a America e Democrazia e Secretismo di Oswald LeWinter, Pubblicazioni Europa-America (Lisbona), 2001 e 2002.

[9] Mino Pecorelli ha rivelato nel 1978 il funzionamento della loggia P2. E’ stato assassinato nel 1979. Nel suo domicilio sono stati scoperti numerosi documenti sulle società segrete legate alla NATO e alla Santa Sede di cui si ignora la provenienza. Il generale Audran è stato assassinato nel 1985. Action Directe è stata smantellata nel 1987.

[10] Le accuse del colonnello Oswald LeWinter contraddicono nel contempo le dichiarazioni dei membri di Action Directe e i lavori della giornalista franco-israeliana Dominique Lorentz che attribuisce la manipolazione di Action Directe a l’Iran.

[11] Chi ha ucciso Aldo Moro?, di Webster Tarpley, POE, 1978.

[12] La Vérité sur l’attentat contre Jean-Paul II [La verità sull’attentato a Giovanni Paolo II, ndt], di Roumiana Ougartchinska, in via di pubblicazione per le edizioni Presse de la Renaissance.

[13] “L’Euro Patriot Act”, “L’Union européenne a autorisé par écrit les prisons secréts de la CIA dès janvier 2003” [“L’Unione europea ha autorizzato per iscritto le prigioni segrete della CIA dal gennaio 2003”, ndt], Réseau Voltaire, 17 novembre 2003 e 13 dicembre 2005.

[14] “La loi Ashcroft-Perben II” [“La legge Ashcroft-Perben II”, ndt], Réseau Voltaire, 18 febbraio 2004.

[15] “Faut-il combattre la tirannie avec les instruments des tyrans?” [“Bisogna combattere la tirannia con gli strumenti dei tiranni?”, ndt], di Dick Marty, Réseau Voltaire, 22 marzo 2007.

[16] Le carceri segrete della CIA in Europa, di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 2007. Etichette: